Wabi Sabi

I precedenti proprietari dell’appartamento in cui vivo hanno deciso di dipingere la superficie del muro che affianca le scale di un colore opaco. È una bella idea, se non fosse per le impronte digitali che rimangono facilmente impresse nelle pareti. Ogni volta che arriva il momento delle pulizie il primo pensiero va proprio a quei muri. “Pulisci quelle impronte” mi dico continuamente.

Nell’ultimo periodo, però, ho imparato che potrebbe essere molto più rilassante ignorarle e lasciarle dove sono. Ho imparato l’arte del wabi sabi giapponese, utile ad apprezzare la vita così come ci viene presentata: imperfetta. Questo tipo di cultura può essere notato in piccole cose nel territorio nipponico ma frequenti, come una teiera crepata, una porta in legno vissuta o il muschio sopra una roccia. È un’arte intrinseca nella cultura, la quale prevede l’apprezzamento di tutto ciò che invecchia e sbiadisce, in quanto da un lato diverrebbe più imperfetto, dall’altro acquisirebbe un nuovo fascino.

Ecco che quelle impronte cambiano immediatamente di significato. Non le considero più come un difetto che deve essere assolutamente estirpato e cancellato, piuttosto come la storia di tutte le corse notturne di mia figlia verso il letto.


L’umiltà delle virtù

A lungo si è cercato di dare un significato preciso alla parola wabi sabi, ma senza successo. La parola stessa, quindi, è soggetta a mutare esattamente come il suo significato. L’autore probabilmente aveva in mente un’idea ben definita della terminologia usata mentre oggi il suo senso si può ricondurre all’idea di Leonard Koren ossia l’artefice del libro intitolato “Wabi-Sabi: for Artists, Designers, Poets & Philosophers”, nel quale descrive questa pratica come la bellezza di tutto ciò che invecchia ed è incompleto o imperfetto, esattamente in opposizione con la costante ricerca della perfezione nelle culture occidentali.

Degli esempi possono essere facilmente trovati in una terrina di verdure mescolate fra loro, dai fili sporgenti delle maniche di un maglione, da un edificio con muri composti da mattoni a vista o ancora dalla primissima stesura di una lettera molto complessa. Al contrario, l’idea di usare prodotti per migliorare la lucidità della pelle o addirittura l’uso del Botox, la costruzione di grattacieli perfettamente simmetrici in vetro e acciaio, la costante rasatura della barba per raggiungere un determinato stile o il continuo stimolo per superarsi sono idee insite nelle persone occidentali che non apprezzano la vita così come viene e sentono costantemente lo stimolo per renderla perfetta.

Il wabi sabi potrebbe anche trovare delle prove oggettive della sua validità come virtù: prendi un sommelier, ad esempio. Nessuno è davvero attratto da una riproduzione perfetta di un vino mediante l’uso di agenti chimici o processi che non prevedano l’invecchiamento naturale. Il suo sapore sarebbe scontato. Al contrario, un vino conservato a lungo in una cantina appena illuminata assieme ad altre bottiglie lascia spazio all’immaginazione, alla scoperta e all’apprezzamento di sfumature donate proprio dalla sua età. Sarebbe un sacrilegio conservare un vino così da raggiungere un determinato gusto o peggio ancora conservarlo senza aprirlo a causa del suo valore.


L’abbandono di ciò che è “perfetto”

Se deve esserci una colpa è sicuramente da attribuire alla società occidentale moderna. Attori, selezioni, sfilate, modelli e influencer. Tutti soggetti che in qualche modo devono dare l’esempio, una traccia da ricalcare con la propria vita per raggiungere l’apparente perfezione. E non c’è nulla di più sbagliato e innaturale; questo tipo di pensiero genera frustrazione e stress per un semplice motivo: la perfezione non esiste, è un concetto partorito e appena comprensibile della mente umana come lo è l’infinito. Non sono replicabili in un universo entropico nel quale l’imperfezione è il motore del tutto. Non si fa altro che nascondere o ritardare un naturale decorso della storia, che sia la nostra pelle, un oggetto o uno stile di vita.

Quando siamo bambini non siamo affascinati dal complesso, ma dalla semplicità. Basta pensare a tutto ciò che incuriosiva i nostri occhi durante i primi anni: piume di uccello trovare per terra, sassolini levigati dall’erosione dell’acqua di un ruscello o fiori raccolti da un prato. È naturale dirigere la propria curiosità in tutto ciò che possa raccontare una storia proprio perché si distingue da tutto ciò che è nuovo, giovane e apparentemente perfetto. Un bambino non sarebbe mai incuriosito da un diamante lavorato, poiché non avrebbe in mente il concetto di “perfezione artificiale”.

Lo rimarca il famoso scrittore Richard Powell dove, nel libro chiamato “Wabi Sabi Simple”, spiega che quanto più vicino alla libertà sia proprio la virtù di accettare ciò che è transitorio e incompiuto, approfondendo la realtà dell’imperfetto.


Il wabi sabi nelle relazioni

Può sembrare monotono o già sentito, ma l’arte del wabi sabi nelle relazioni consiste nell’accettare il proprio partner così com’è. Koren afferma che “L’apprezzamento per le imperfezioni negli altri, e anche in te stesso, è lo stato d’animo essenziale del wabi sabi”. Siamo tutti consapevoli, infatti, che la perfezione in una persona possa risultare noiosa. Una bellissima frase che rende perfettamente l’idea del concetto orientale si trova in una canzone di Leonard Cohen: “In ogni cosa c’è una crepa ed è proprio grazie a questa che entra la luce”.

Ma tralasciando le frasi fatte, c’è un oggettivo fondo di verità. Il problema risiede nel cercare di assecondare le nostre aspettative a proposito di un’altra persona. Le supposizioni vanno messe da parte e solamente accettando ciò che noi consideriamo un difetto in un’altra persona possiamo avere abbastanza spazio e tempo per concentrarci sulle sensazioni e goderci appieno chi ci sta vicino.


Conclusioni

Il wabi sabi come arte è possibile applicarlo a qualunque aspetto della vita. Dal cibo, dove è possibile considerare la preparazione come un atto divertente piuttosto che come una sfida dove si può fallire ottenendo naturalità nei sapori e negli odori, fino alla casa dove l’arredamento deve essere personale e organizzato secondo i propri sensi di libertà e comfort piuttosto che essere copiati o trasferiti da ambienti già pronti e cercando di raggiungere la perfezione.

La cultura giapponese è profonda e antica e se molti occidentali la trovano appassionante è proprio grazie alla virtù del wabi sabi; il loro usi e costumi stessi sono soggetti a cambiamenti e modificazioni che rendono il tutto ancora più vissuto e saggio.