Mitologia Greca

Pensare all’antica mitologia greca fa venire in mente creature terrificanti, battaglie eroiche, intrecci complessi, divinità potenti, mostri e figure umane idealizzate al punto da essere divinizzate. Si tratta, infatti, di una straordinaria e affascinante raccolta di storie che partono, cronologicamente, dall’origine del mondo e narrano la vita e le avventure di un’immensa varietà di dei, eroi, eroine e altre mitiche creature.

Antiche credenze spirituali, religione e leggende orali si riflettono nei miti greci, rappresentazione ben definita della fibra morale dell’identità ellenica, nel corso della sua millenaria evoluzione.

Senza un’alfabetizzazione diffusa, la trasmissione dei miti avvenne all’inizio oralmente, probabilmente per opera di bardi minoici e micenei, tra il 3000 e il 1000 AC. Le fonti letterarie scritte più antiche sono i due poemi omerici, l’Iliade e l’Odissea, che risalgono all’VIII secolo AC e che, come noto, erano dedicati agli eventi della guerra di Troia e alle successive avventure di Ulisse. Sono considerate una fonte d’informazioni di grande valore anche le opere poetiche di Esiodo (VIII secolo a.C), in particolare la Teogonia.

I ricercatori moderni studiano i miti greci per comprenderne il simbolismo, le istituzioni religiose e politiche dell’antica Grecia.

I grandi miti greci: il racconto delle origini

Secondo la mitologia greca, in principio era il caos, e niente di più. Il caos non era un dio ma una forza elementale, una forza, cioè, composta esclusivamente da se stessa che esisteva dall’inizio dell’universo. Dal caos, improvvisamente, emersero Gaia o Gea, la madre terra, e Urano, il cielo.

Urano generò con Gaia diciotto figli: i sei Titani, le sei Titanidi, i tre Ciclopi e i tre Ecatonchiri. Non appena i bambini nascevano, Urano li nascondeva in un luogo segreto della Terra, riportandoli nel grembo della madre e impendendo loro di venire alla luce. E mentre il padre si compiaceva delle sue azioni malvagie, Gaia, la madre universale, ne soffriva terribilmente.

Incapace di sopportare oltre il dolore lancinante, Gaia creò una falce adamantina e incoraggiò i suoi figli a usarla contro il padre. Crono, il più giovane dei Titani, fu l’unico abbastanza coraggioso da accettare la sfida. Con la falce castrò Urano e lo gettò nell’oceano: dal sangue delle sue ferite nacque la dea dell’amore e della bellezza, Afrodite. Crono liberò i suoi fratelli e sorelle dal grembo della terra e si incoronò sovrano di tutti gli dei e gli uomini.

Dopo aver preso il potere, Crono sposò sua sorella Rea. Gaia, rasserenata, divenne generosa e di propria iniziativa cominciò a produrre raccolti per gli esseri umani. Senza le fatiche del duro lavoro nei campi, vista la copiosità spontanea dei raccolti, gli umani vivevano una lunga vita spensierata e sana. Questo periodo fecondo e sereno è noto, nel racconto dei miti, come Età dell’Oro, la più bella delle leggendarie età dell’uomo.

And un certo punto, però, Crono, allarmato da una profezia che gli aveva predetto la perdita del potere per mano di uno dei suoi figli, iniziò a ingoiarli tutti, uno per uno. Su suggerimento della madre Gaia, Rea riuscì a nascondere il suo sesto figlio, Zeus. Per ingannare Crono, Rea gli consegnò, al posto del bimbo, una pietra avvolta nelle fasce.

Zeus fu allevato da un centauro di nome Chirone, in una grotta di montagna e, quando fu abbastanza grande, indusse il padre a bere una miscela di vino e senape. Crono, una volta ingerita la bevanda, vomitò i figli che aveva ingoiato che divennero gli dei di cui, da allora, Zeus divenne il capo.

Gli dei e le cinque età dell’uomo

Gli dei e le dee nella mitologia greca sovraintendono ciascuno a un proprio ambito specifico. Ad esempio, Zeus è il dio del cielo, Poseidone è il dio del mare ed Efesto è il dio del fuoco. Possono rendersi invisibili agli umani e spostarsi in qualsiasi luogo in un brevissimo lasso di tempo. Gli dei e le dee, sono immortali, non si ammalano mai e possono essere feriti solo da cause molto insolite.
I 12 dei dell’olimpo sono le divinità principali, governano il destino dell’uomo e spesso interferiscono direttamente nelle vicende umane, a volte favorevolmente altre meno.

Al poeta greco Esiodo dell’VIII secolo a.C. è attribuito il merito di aver scritto, o meglio di aver trascritto, per primo la storia della creazione e delle Cinque Età dell’Uomo. L’età dell’oro, a cui si è accennato, indica il periodo in cui gli umani vivevano in armonia con gli dei, in perfetta salute e senza bisogno di lavorare perché la natura forniva abbondanza di cibo. Seguirono l’età dell’argento, in cui gli umani rimanevano bambini innocenti e pacifici per i primi cento anni di vita; l’età del bronzo, che prende il nome dal metallo utilizzato dagli umani per forgiare le armi con cui si combattevano; l’era eroica, degli eroi e dei semidei; e l’età del ferro, la peggiore, in cui gli umani motivati ​​interamente dall’interesse personale, secondo Esiodo, finiranno per autodistruggersi.

Eroi e miti negativi

Gli Eroi – i più famosi sono Ercole, Achille, Giasone, Perseo e Teseo – hanno tutti genitori divini e sono, quindi, l’anello di congiunzione tra i mortali e gli dei. Vivono avventure fantastiche e incarnano qualità ideali come la perseveranza (ad esempio, le dodici fatiche di Ercole).

Molte figure mitologiche, con le loro storie senza lieto fine, sono, invece, il simbolo dei cattivi comportamenti che gli umani devono evitare: esempi ne sono il re Mida, che trasforma in oro tutto ciò che tocca, compreso il cibo e Narciso che si innamora del suo riflesso.

I fenomeni naturali nei miti greci

I miti giustificano anche i fenomeni naturali: il terremoto è prodotto dallo schiantarsi a terra del tridente di Poseidone e il viagio di Helios sul suo carro produce il movimento del sole.

Il mito scandisce perfino il tempo: per esempio, 350, come i giorni dell’anno, sono le vacche delle 7 mandrie di Helios che ha 12 figli, tanti quante sono le ore.

I mostri

Molti miti greci trattano di battaglie tra terribili mostri ed eroi coraggiosi che li sconfiggono. I mostri dei miti greci hanno a volte natura umana, con strane caratteristiche che, però, li distinguono dalle persone; oppure sono ibridi tra umani e animali o, ancora, risultano dalla combinazione di vari animali.

I Centauri erano, per esempio, creature metà uomo metà cavallo; Cerbero era un gigantesco cane a tre teste che faceva la guardia alle porte degli Inferi; la Chimera era la combinazione tra una capra, un leone e un serpente; i Ciclopi erano giganti con un occhio solo; le Furie o Erinni erano creature volanti con zanne e artigli affilati; il Grifone aveva il corpo di un leone e la testa, le ali e gli artigli di un’aquila; le arpie erano creature volanti con volti di donne; l’idra era un serpente gigante con nove teste; Medusa aveva il viso di una donna, ma aveva dei serpenti al posto dei capelli; il Minotauro aveva la testa di toro e il corpo di uomo e i satiri erano metà capre e metà uomini.

La guerra di Troia

Dalla scoperta di Troia nel XIX secolo d.C., i reperti archeologici hanno dimostrato che i miti greci hanno un’origine e un fondamento storico, per quanto elaborati fantasiosamente.

La guerra di Troia fu combattuta, secondo il mito, tra i greci e la città di Troia. Il principe Paride di Troia rapì la moglie di Menelao di Sparta, Elena. Agamennone, fratello di Menelao, radunò le truppe per attaccare i Troiani. Diversi eroi greci guidarono l’esercito nella battaglia: Achille, Aiace, Diomede, Nestore, Ulisse e Patroclo.

La città di Troia era circondata da alte mura che i greci non potevano penetrare. La battaglia infuriò per nove anni e, sebbene i greci avessero distrutto il territorio troiano circostante, non riuscivano a espugnare la città. Molti degli dei greci furono coinvolti nella guerra. Atena, Era e Poseidone aiutarono i greci, mentre Afrodite e Ares difendevano la città di Troia.

Per porre fine alla battaglia, Ulisse, re di Itaca, suggerì di costruire un grande cavallo di legno cavo. I greci persuasero i troiani a far entrare in città il cavallo nella cui cavità erano nascosti alcuni guerrieri. Durante la notte, i greci uscirono dal ventre del cavallo e aprirono le porte di Troia, permettendo ai compagni di entrare e di distruggerla.

La storia della guerra di Troia è nota principalmente grazie all’Iliade di Omero, mentre l’Odissea narra delle famose e rocambolesche vicende che condussero Ulisse a Itaca dopo 10 anni di viaggio.