Mitologia Giapponese

Il Giappone, in ogni luogo, tempio o evento storico, è intriso di miti e leggende che rendono il paese nipponico estremamente affascinante e suggestivo. La mitologia giapponese non è qualcosa di etereo ma al contrario si caratterizza per la sua “umanità”: le divinità o kami non simboleggiano i classici ideali di giustizia, saggezza, bellezza e verità ma sono estremamente umanizzate, con le loro personalità che le portano ad amare, a soffrire, a cospirare tra loro e a guerreggiare tra loro. Alla base della mitologia giapponese c’è senza dubbio lo shintoismo, secondo il quale la morte non pone fine alla vita ma segna solo il passaggio in una forma di esistenza tanto misteriosa quanto immateriale ed evanescente. Secondo gli shintoisti inoltre tutto, dagli umani agli animali, dagli elementi naturali ai semplici oggetti, posseggono uno spirito e non a caso nel panorama mitologico nipponico si contano all’incirca 1000 tipologie di yokai, spiriti o demoni che sono i protagonisti del caratteristico folklore giapponese.

La nascita del Giappone: miti e leggende

I due libri sulla mitologia giapponese Nihonshoki del 720 e Kojiki del 712 sono le principali fonti sulle più famose leggende nipponiche, alcune delle quali hanno una chiara derivazione cinese: la diffusione di questi documenti ha avuto in passato il principale scopo di dare alla dinastia imperiale giapponese una derivazione divina.

Tutto parte infatti dalla cosmogonia nipponica, secondo la quale tutto origina dalle divinità maschile e femminile di Izanagi e Izanami che, affondando la loro preziosa alabarda dal nome Amenoukihashi sulla Terra, diedero vita alla prima isola del Giappone, quella di Onogoro. Qui le due divinità divennero amanti: generarono Ōyashima, ossia le grandi otto isole giapponesi e altre divinità loro figli, tra cui Kagututi, il dio del Fuoco che uccise Izanami per via delle ustioni riportate durante il parto.

Izanagi vendicò la dipartita della sua amata uccidendo Kagututi e scese persino a Yomi, la Terra dei Morti, per cercare di riportare in vita Izanami, ma non fu possibile. Tornato sulla Terra, Izanagi si purificò nelle acque del mare e, lavandosi il naso, l’occhio destro e sinistro, diede vita a tre divinità: rispettivamente Susanoh il dio delle tempeste e dei venti, Tsukiyomi dea della Luna e Amaterasu dea del Sole.

La leggenda narra che Amaterasu, dea molto amata dai giapponesi, fosse così stanca dei dispetti del fratello Susanoh da rifugiarsi in una grotta, relegando il mondo intero all’oscurità con spiriti malvagi liberi di vagare per la Terra. Le altre divinità allora organizzarono una festa, tra musiche e danze lascive, proprio davanti alla grotta: in particolare la dea dell’allegria, Ama No Uzume danzò davanti a uno specchio posizionato all’ingresso della cavità. Amaterasu, incuriosita, si affacciò, producendo un fascio di luce (l’alba), salutata dal canto dei galli invitati alla festa: guardandosi allo specchio restò poi ammaliata dal suo stesso riflesso, convincendosi ad uscire dalla grotta, davanti alla quale gli dei posizionarono una corda per evitare che Amaterasu vi si rifugiasse ancora. Corde e galli sono simboli che ancora oggi affollano i templi shintoisti di tutto il Giappone. Dopo aver fatto pace con Susanoh, Amaterasu si unì a lui, generando figli.

Susanoh è un personaggio mitologico alquanto controverso, descritto a volte malvagio e altre volte benevolo: è certo però che Susanoh è lo specchio della storia del Giappone, dove sin dalla notte dei tempi si narra di lotte intestine e guerre per il potere. Celebre è la lotta tra gli Izumo e i vittoriosi Yamato, dai quali inizierà la dinastia reale giapponese. Si narra che il primo imperatore, seppure non ci sia nulla di documentato, sia stato Jimmu Tenno, nato nel 771 a.C. e poi morto, alla veneranda età di 126 anni, nel 585 a.C..

I leggendari Yokai

Le leggende e la mitologia giapponese sono popolate da figure sinistre che caratterizzano ancora oggi il folklore nipponico: si tratta degli yokai, demoni o spiriti molto spesso malvagi ma che, se impossessati da divinità benevole, si rivelano tutt’altro che pericolosi. Di solito, secondo le leggende, si tengono ben lontani dagli uomini ma se c’è una stagione in cui possono rivelare maggiormente la loro presenza, quella è l’estate, essendo figure legate all’elemento del fuoco.
Gli yokai più famosi e terrificanti sono gli Yurei, ovvero gli spiriti rancorosi che tornano dal
regno dei morti per infestare un luogo o cercare vendetta. Hanno le sembianze di quando erano in vita, ma il loro volto è celato da una chioma sinistramente liscia e lunga. Fluttuano e a volte appaiono, a chi ha la sfortuna di avvistarli, come essere iridescenti.

Ci sono poi gli Oni, veri e propri demoni mitologici che nascono dalla violenza dei campi di
battaglia: questi esseri con grandi corna uccidono i malcapitati con le loro mani oppure con una inquietante mazza chiodata. La versione femminile degli Oni è rappresentata dagli Hannya: indossano una maschera con corna lunghissime e ghigno malefico, entrata a far parte del famoso teatro giapponese Noh. Sono pericolose e incantatrici ma, attraverso riti religiosi, la loro redenzione è possibile.

Molto più terrificanti sono però le Yamuba, streghe che all’apparenza appaiono dolci e accoglienti con gli avventori che passano nei loro capanni montani, ma la notte usano la loro magia nera per ucciderli. Ancora oggi i genitori raccontano ai loro figli le storie delle Yamuba, per impedire ai piccoli di allontanarsi.

In realtà si narra che in montagna ci siano anche altri esseri, i Tengu, spiriti di eremiti o monaci buddisti che passano il tempo a pregare in cerca della perfezione: sono esseri benevoli ma se provocati possono scatenare terribili catastrofi naturali.

Tra gli yokai più popolari ci sono i Kappa, spiritelli simili a bambini ma dalla forza bruta di un adulto che abitano presso l’acqua, laghi, fiumi o pozzi, oppure i Kodama: si tratta di esseri fatati dalle sembianze antropomorfe che abitano gli alberi e che, quando questi vengono abbattuti, scatenano terribili catastrofi naturali. Pare che aggirandosi tra le meravigliose foreste del Giappone possano udirsi voci umane senza che ci sia nessuno in giro, portando l’avventore a perdere la strada: pare siano gli stessi Kodama a produrli, essendo spiriti tanto scherzosi quanto dispettosi.

Persino i mari giapponesi sono ammantati di leggende: si narra che nelle loro acque si aggirino le Bake-Kujira, imponenti scheletri di balena che possono rivelarsi presso le coste dei villaggi di balenieri nipponici. Se qualcuno per sfortuna le avvista, il suo villaggio sarà colpito da carestie e pestilenze.

Perfino semplici oggetti apparentemente inanimati, secondo le credenze giapponesi, possono essere infestati dagli spiriti Tsukumogami: pare infatti che se un oggetto sopravvive per un secolo viene impossessato da un’entità che elargirà fortuna a chi se ne prenderà cura. Se però viene gettato via, chiunque lo raccoglierà sarà perseguitato per sempre da indicibili sventure.